Inferno Canto I (87-90) - Foto 1
In primo piano compare la lupa, simbolo della cupidigia, incurante dei gesti imperiosi di Dante. In fondo alla “selva oscura” si palesa Virgilio, colui che lo guiderà nel percorso.
Nazionalità:
Italiana
Misure:
cm 30x21
Tecnica:
Acquerello
Tipologia:
Pittura
Collocazione attuale:
Fondazione Pasquale Celommi
Sezione nel museo virtuale:
Illustratori della Divina Commedia

Più che sull’incontro tra Dante e Virgilio, la focalizzazione è sul grave ostacolo che impedisce la prosecuzione del cammino del sommo poeta. In primo piano è, infatti, la lupa (tra l’altro simbolo della cupidigia).

L’insaziabile e pericolosissima fiera, terza in ordine di apparizione dopo il leone e la lonza, “carca ne la sua magrezza” e “sanza pace”, “capace di fare tremare le vene e i polsi” (vv. 50, 58, 90), non teme nulla.

Dante si rende conto che non può affrontarla. Nella versione di Renato Coccia sembra incurante dei gesti imperiosi di Dante.

Improvvisamente dal fondo della selva oscura (v. 2) in cui il poeta si era smarrito si presenta un “aiutante”.

È Virgilio, il maestro e autore (v. 85). Coccia lo descrive come figura sfumata, delineata quasi in modo enigmatico. L’acquerello sembra, perciò, seguire puntualmente gli elementi narrativi evidenziati nel canto primo dell’Inferno. Virgilio deve necessariamente posizionarsi lontano da Dante, che è ottenebrato dal peccato, perché in quanto simbolo della ragione viene a illuminare, guidare e mostrare una via. La figura del duca o del maestro deve, quindi, essere tratteggiata con dettagli sempre più precisi nei canti successivi. Di certo, la selva, che occupa gran parte dell’acquerello di Coccia, indica il grande spazio che in ogni essere vivente attiene all’inconoscibile e alla conclusione, secondo un’accezione puramente heideggeriana. (Stefania Di Carlo)