La Voce del Padrone
La Voce del Padrone
Francesco Vignolamm 320x490
Acquaforte su rame
Pittura
Fondazione Pasquale Celommi
Prima e Seconda Biennale Internazionale di Incisione e Scultura
Sulla destra l’uomo spicca su uno sperone di roccia, per così dire “conquistata” e ciò in una piena concretezza mortale. Egli è solo in un etereo spazio. La sua “voce” si espande e vuole risuonare, approfittando dell’ampia vallata sottostante alla montagna. Nell’aspetto l’uomo esplicita integrità e fragilità. Il titolo dell’opera non è casuale. Fa pensare ad una vecchia casa editrice che “liberava” l’ascolto, a suon di musica. Era il tempo del vecchio grammofono, con i dischi da 78 o 45 giri, nel ricco patrimonio dominante negli anni Cinquanta.
Al di là, sulla sinistra dell’opera, ma in alto, pulsa di fronte la varietà strutturale del massiccio granitico dal quale prende forma, consistenza e avanza una realistica “roccia dal volto umano. In verità, l’artista s’identifica nell’uomo della roccia, come un nuovo Mosè che fa sgorgare acqua di sorgente.
“Libertà va cercando” è l’espressione tratta dal v.71 del canto I del Purgatorio dantesco che ha motivato l’artista. L’opera sviluppa un insieme formale variegato. Espresso con un disegno gestuale, proprio di un linguaggio informale; un disegno minuto, impreziosito da un’incisione impressa con ritmo grafico insistente e continuo, in una piena libertà, che è estranea e non disturba la vastità aerea che si apre tra i due citati protagonisti, nell’ipotetico paesaggio naturalistico.
L’ampio scenario figurativo è, comunque, unificato dalla giusta morsura della lastra di rame. (Emidio Di Carlo, Critico d’Arte)
