La Voce del Padrone - Foto 1
L’opera suggerisce un dialogo tra uomo e natura, quest’ultima esemplificata da un volto che si sporge dalla montagna rocciosa. I due protagonisti, posti frontalmente, si mostrano su piani sfalsati
Misure:
mm 320x490
Tecnica:
Acquaforte su rame
Tipologia:
Pittura
Collocazione attuale:
Fondazione Pasquale Celommi
Sezione nel museo virtuale:
Prima e Seconda Biennale Internazionale di Incisione e Scultura

Sulla destra l’uomo spicca su uno sperone di roccia, per così dire “conquistata” e ciò in una piena concretezza mortale. Egli è solo in un etereo spazio. La sua “voce” si espande e vuole risuonare, approfittando dell’ampia vallata sottostante alla montagna. Nell’aspetto l’uomo esplicita integrità e fragilità. Il titolo dell’opera non è casuale. Fa pensare ad una vecchia casa editrice che “liberava” l’ascolto, a suon di musica. Era il tempo del vecchio grammofono, con i dischi da 78 o 45 giri, nel ricco patrimonio dominante negli anni Cinquanta.

Al di là, sulla sinistra dell’opera, ma in alto, pulsa di fronte la varietà strutturale del massiccio granitico dal quale prende forma, consistenza e avanza una realistica “roccia dal volto umano. In verità, l’artista s’identifica nell’uomo della roccia, come un nuovo Mosè che fa sgorgare acqua di sorgente.

“Libertà va cercando” è l’espressione tratta dal v.71 del canto I del Purgatorio dantesco che ha motivato l’artista. L’opera sviluppa un insieme formale variegato. Espresso con un disegno gestuale, proprio di un linguaggio informale; un disegno minuto, impreziosito da un’incisione impressa con ritmo grafico insistente e continuo, in una piena libertà, che è estranea e non disturba la vastità aerea che si apre tra i due citati protagonisti, nell’ipotetico paesaggio naturalistico.

L’ampio scenario figurativo è, comunque, unificato dalla giusta morsura della lastra di rame. (Emidio Di Carlo, Critico d’Arte)