Trasmutazione
Trasmutazione
Lara Monica CostaItaliana
mm 494x192
Incisione calcografica mista: vernice molle, acquaforte, acquatinta, puntasecca, roulette su zinco
Pittura
Fondazione Pasquale Celommi
La “libera” trascendenza scenografica si presenta come un gran murales nel quale si susseguono gli aspetti di una società in fieri: si vedano le suggestioni figurative in cui fa capolino il Classicismo e le proiezioni verso un’articolata e consistente animosità nel Contemporaneo. Dal groviglio dei segni, incisi dall’acido nitrico, traspare qualche lontano ricordo classicheggiante (cfr. il plasticismo formale della grafica di Emilio Greco) che lascia, però, il campo a un Realismo di forte impronta politico- sociale: lontano dalle lotte contadine tipiche di Ernesto Treccani negli anni Cinquanta, ma portato alla rappresentazione dei nuovi “indigenti” di una classe sociale umana (segnata dalla presenza femminile) denudata e abbandonata al proprio destino. Lo sviluppo orizzontale di Trasmutazione svela marcati riscontri del vissuto quotidiano. Nell’eccezionale murales si compie davvero la “metamorfosi” il “trasmutare” del “trasmutarsi”.
La liberazione, appunto, investe l’uomo e l’artista richiamandosi sempre al senso positivo della trasposizione critica oggettuale. A tal riguardo, si pensi ai vv. 110-111 del canto VI del “Paradiso”, ove non a caso Dante Alighieri scrive […] e non si creda / che Dio trasmuti l’armi per i suoi gigli. Lara Monica Costa ha ben chiaro il significato di questo verso e si può supporre, a buon diritto, che debba averne fatto tesoro nell’esecuzione della sua opera grafica. (Emidio Di Carlo, Critico d’Arte)
